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Narciso nell’arte contemporanea: il mito secondo Bislak

  • Immagine del redattore: ilcasinodellemuse
    ilcasinodellemuse
  • 18 ore fa
  • Tempo di lettura: 7 min

Narciso nell’arte contemporanea: dallo specchio d’acqua allo schermo

Ci sono miti che appartengono al passato e altri che, pur essendo antichissimi, sembrano essere stati scritti per raccontare anche il nostro presente. Narciso è certamente uno di questi. La sua storia attraversa i secoli conservando intatta un’immagine potentissima: un giovane attratto dal proprio riflesso fino al punto di non riuscire più a distogliere lo sguardo. Eppure, se provassimo oggi a immaginare Narciso, probabilmente non avremmo più bisogno di collocarlo davanti alla superficie immobile di una fonte. Il suo riflesso potrebbe apparire sul vetro di uno smartphone, nell’obiettivo di una fotocamera, in un selfie appena scattato o nell’immagine accuratamente selezionata che scegliamo di mostrare agli altri. Il mito non è cambiato nella sua essenza. È cambiato lo specchio.


Narciso di Bislak opera d’arte contemporanea ispirata al mito

Da Ovidio allo smartphone

Nelle Metamorfosi di Ovidio, Narciso si china sull’acqua e rimane affascinato dall’immagine che vede. Non comprende inizialmente che quel volto appartenga a lui stesso, lo desidera e tenta inutilmente di raggiungerlo, ma ogni contatto con la superficie altera il riflesso che lo ha sedotto. È uno degli aspetti più affascinanti del mito, perché suggerisce una distinzione molto più complessa della semplice vanità: Narciso non ama propriamente se stesso, ma un’immagine di sé. A distanza di secoli questa differenza appare sorprendentemente attuale. Viviamo circondati dalle nostre immagini, le produciamo continuamente, le scegliamo, le correggiamo, le conserviamo, le condividiamo e torniamo a osservarle. Lo smartphone è diventato contemporaneamente specchio, macchina fotografica, archivio e spazio di rappresentazione dell’identità. La superficie dell’acqua raccontata da Ovidio era instabile e impossibile da possedere; quella dello schermo sembra offrirci invece la possibilità di controllare il riflesso, ma proprio questa apparente possibilità di controllo apre nuove domande sul rapporto tra ciò che siamo e l’immagine attraverso cui scegliamo di rappresentarci.


Narciso attraversa tutta la storia dell’arte

Il fascino esercitato da Narciso sugli artisti non dipende soltanto dalla bellezza del racconto mitologico. Il tema contiene infatti alcune delle grandi questioni che l’arte ha affrontato per secoli: il rapporto tra realtà e rappresentazione, il desiderio, l’identità, la bellezza, lo sguardo e l’impossibilità di possedere completamente un’immagine. Nel corso della storia ogni epoca ha potuto leggere Narciso attraverso la propria sensibilità, trasformando la fonte descritta dalla letteratura classica in uno spazio nel quale interrogare il rapporto dell’uomo con se stesso. È proprio questa capacità di attraversare il tempo a distinguere un mito da una semplice storia: i personaggi rimangono riconoscibili, mentre cambiano continuamente le domande che siamo in grado di rivolgere loro. L’arte contemporanea può quindi recuperare Narciso senza necessariamente riprodurre l’iconografia tradizionale del giovane chino sull’acqua. Può conservarne il gesto, sostituire gli oggetti e trasferire il mito all’interno della nostra esperienza quotidiana.


Il Narciso contemporaneo di Bislak

È proprio su questo passaggio che si costruisce “Narciso” di Bislak. Nell’opera il riferimento mitologico viene trasferito nel presente attraverso uno degli oggetti più comuni e allo stesso tempo più simbolici della nostra epoca: lo smartphone. Non c’è più bisogno della fonte perché il nuovo spazio nel quale incontrare la propria immagine è lo schermo. Bislak utilizza un linguaggio visivo immediato, vicino alla cultura pop e alla comunicazione contemporanea, ma questa apparente semplicità permette di affrontare una questione molto più profonda: quanto del nostro rapporto con noi stessi passa ormai attraverso un’immagine mediata da un dispositivo? Il telefono non è soltanto un accessorio della composizione, ma assume il ruolo che nel mito apparteneva all’acqua. È il luogo dell’attrazione, dell’osservazione e della rappresentazione, una superficie capace di restituire il nostro volto e contemporaneamente di trasformarlo in qualcosa che può essere selezionato, modificato e mostrato.


Narciso di Bislak al Casino delle Muse Palermo

Lo schermo è il nuovo specchio?

Lo specchio tradizionale restituisce un’immagine destinata a scomparire nel momento in cui ci allontaniamo, mentre lo smartphone permette di catturarla, conservarla e moltiplicarla. Questa differenza modifica profondamente il rapporto con il nostro riflesso. Non osserviamo più soltanto come siamo in un determinato momento, ma possiamo decidere quale versione di noi conservare e quale rendere pubblica. Lo schermo diventa così uno specchio particolare, perché non ci mostra esclusivamente a noi stessi: ci permette di immaginare contemporaneamente come saremo osservati dagli altri. È proprio in questa sovrapposizione tra identità privata e rappresentazione pubblica che il mito di Narciso acquista una sorprendente attualità. Il riflesso non è più soltanto qualcosa da contemplare, ma qualcosa da costruire. Tra il volto reale e quello rappresentato può aprirsi una distanza e proprio all’interno di quella distanza l’arte contemporanea trova uno spazio straordinariamente fertile.


Narcisismo o bisogno di essere visti?

Associare Narciso esclusivamente alla vanità rischia di impoverire la complessità del mito e, allo stesso modo, interpretare ogni autoritratto contemporaneo come semplice narcisismo significa ignorare una parte importante della storia delle immagini. Il desiderio di essere rappresentati precede di molti secoli l’invenzione dei social network. Sovrani, aristocratici, mercanti, intellettuali e famiglie hanno commissionato il proprio ritratto anche per lasciare una testimonianza della propria presenza, affermare un’identità e sfidare simbolicamente il trascorrere del tempo. La tecnologia ha reso quotidiano e accessibile un gesto che un tempo richiedeva l’intervento di un artista. Oggi possiamo produrre in pochi secondi più autoritratti di quanti una persona del passato avrebbe potuto possedere nell’arco di un’intera vita. La questione diventa allora più interessante: non è soltanto quanto ci guardiamo, ma quale immagine scegliamo di guardare e, soprattutto, quale desideriamo che venga guardata dagli altri.


Dal ritratto al selfie

Il ritratto ha sempre costruito un equilibrio complesso tra somiglianza e rappresentazione. Un pittore non restituiva semplicemente i tratti fisici del soggetto, ma contribuiva a definirne la presenza attraverso posa, abiti, ambiente, simboli e atteggiamento. Anche il selfie, apparentemente spontaneo, nasce spesso da un processo di selezione: scegliamo l’inquadratura, la luce, l’espressione, l’immagine da conservare e quella da cancellare. Sono naturalmente fenomeni molto differenti, ma entrambi dimostrano quanto la rappresentazione di sé non sia mai completamente neutrale. Nell’universo digitale questa costruzione diventa continua e potenzialmente pubblica. L’immagine personale non serve più soltanto a ricordare chi siamo stati, ma partecipa alla definizione di chi desideriamo essere agli occhi degli altri. Il Narciso contemporaneo non contempla necessariamente un riflesso fedele: può contemplare una versione possibile di se stesso.


L’immagine di noi stessi è diventata pubblica

Nel mito antico il rapporto tra Narciso e il proprio riflesso è profondamente solitario. Nessuno deve approvare quell’immagine e nessuno è chiamato a giudicarla. Nel mondo contemporaneo, invece, una parte considerevole delle immagini che produciamo nasce già pensando alla possibilità di essere vista. Fotografie e autoritratti entrano in uno spazio nel quale possono ricevere approvazione, essere commentati, condivisi o ignorati. Il riflesso acquisisce quindi una dimensione sociale che il mito originario non possedeva. Non ci guardiamo soltanto: possiamo osservare la reazione degli altri al modo in cui abbiamo deciso di rappresentarci. È un cambiamento culturale profondo e proprio per questo lo smartphone nell’opera di Bislak può essere interpretato non soltanto come un riferimento alla tecnologia, ma come il simbolo di una trasformazione dello sguardo. Lo specchio non termina più davanti a noi, ma si apre verso una moltitudine potenzialmente infinita di altri sguardi.


Bislak e il linguaggio della cultura pop

Utilizzare immagini appartenenti alla quotidianità significa riconoscere che la cultura visiva contemporanea non nasce soltanto nei musei o nelle gallerie. Pubblicità, fumetto, televisione, cinema, social network, icone digitali e oggetti di consumo costruiscono continuamente il nostro immaginario. Una parte fondamentale dell’arte del Novecento ha compreso questa trasformazione e ha iniziato a interrogare proprio le immagini che la società produceva e consumava ogni giorno. Nel lavoro di Bislak questa immediatezza visiva diventa uno strumento attraverso il quale avvicinare temi appartenenti a una memoria molto più antica. Il mito e lo smartphone, apparentemente lontanissimi, possono così occupare lo stesso spazio. L’immagine pop non cancella la tradizione, ma la rende nuovamente disponibile al presente, dimostrando che un riferimento classico può sopravvivere anche quando scompaiono gli attributi attraverso i quali siamo abituati a riconoscerlo.


Narciso di Bislak ambientato in un interno contemporaneo

La tecnologia non è necessariamente il nemico

Sarebbe troppo semplice interpretare “Narciso” esclusivamente come una condanna dello smartphone o dei social media. L’arte diventa più interessante quando non offre una morale immediata, ma lascia aperta una domanda. La tecnologia ci permette di comunicare, conservare ricordi, costruire relazioni e accedere a una quantità di immagini senza precedenti. Allo stesso tempo ha modificato il modo in cui osserviamo noi stessi e gli altri. Lo smartphone può essere strumento di conoscenza e superficie narcisistica, archivio personale e spazio pubblico, mezzo di comunicazione e luogo di isolamento. È proprio questa ambivalenza a renderlo un simbolo efficace del presente. Come l’acqua di Narciso, lo schermo non è colpevole di ciò che riflette. È la relazione che instauriamo con quell’immagine a trasformarlo in uno spazio di conoscenza oppure in una possibile prigione.


Quando un mito antico riesce ancora a raccontarci

L’arte contemporanea non ha bisogno di cancellare il passato per essere contemporanea. Può invece utilizzarlo come una lente attraverso cui osservare ciò che siamo diventati. I miti continuano a sopravvivere proprio perché non possiedono un significato definitivamente chiuso: ogni epoca può attraversarli, modificarne le immagini e riconoscervi qualcosa di sé. Narciso apparteneva al mondo delle fonti, delle ninfe e delle metamorfosi, ma il suo gesto continua a essere perfettamente comprensibile in una società dominata dalla produzione e dalla circolazione delle immagini. Bislak sostituisce l’acqua con un dispositivo che teniamo ogni giorno tra le mani e questa sostituzione è sufficiente a creare un cortocircuito tra antico e contemporaneo. Non occorre più rappresentare letteralmente il mito: basta riconoscerne la struttura.


Narciso non ha mai smesso di guardarci

Forse la ragione per cui Narciso continua ad affascinare gli artisti non risiede soltanto nel suo amore impossibile per un riflesso, ma nella domanda che quel riflesso rivolge a ciascuno di noi. Quanto coincide ciò che siamo con l’immagine attraverso cui ci riconosciamo? E quanto quella stessa immagine è influenzata dallo sguardo degli altri? Nel passaggio dalla fonte allo smartphone cambia la tecnologia, ma rimane intatta la tensione tra identità e rappresentazione. È qui che l’opera di Bislak trova la propria dimensione contemporanea: prende un gesto che appartiene alla memoria della cultura occidentale e lo trasferisce in un’abitudine quotidiana che compiamo quasi senza accorgercene. Narciso non è quindi soltanto il personaggio di un mito lontano. Potrebbe essere chiunque abbassi lo sguardo verso uno schermo alla ricerca, ancora una volta, della propria immagine.


“Narciso” di Bislak fa parte della selezione del Casino delle Muse e può essere osservato in Galleria oppure attraverso la nostra selezione online. Conoscere l’opera significa anche comprendere il dialogo che Bislak costruisce tra immaginario pop, cultura contemporanea e una delle figure più persistenti della nostra memoria mitologica.

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