Damiano Piero Rotella
- ilcasinodellemuse

- 29 gen 2024
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 14 lug
Damiano Piero Rotella: la tradizione siciliana come linguaggio del presente
La tradizione può essere custodita attraverso la fedeltà, ma può anche essere difesa trasformandola in una lingua capace di interpretare il presente. È in questa seconda direzione che si sviluppa la ricerca di Damiano Piero Rotella, artista nato a Catania nel 1984 e oggi parte degli artisti rappresentati dal Casino delle Muse. La sua pittura nasce dalla conoscenza profonda del patrimonio figurativo siciliano, ma non si limita a riprodurne forme e decorazioni: le interroga, le rovescia e le mette in relazione con il simbolo, il mito, la memoria, la tecnologia e le inquietudini dell’uomo contemporaneo.

Una formazione fondata sulla trasmissione del sapere
Damiano Rotella si forma nella storica bottega del maestro Domenico Di Mauro ad Aci Sant’Antonio, dove apprende le tecniche della pittura del carretto siciliano attraverso un sapere trasmesso oralmente e consolidato dalla pratica quotidiana. In questo contesto il fare artistico non coincide soltanto con l’acquisizione di una tecnica, ma assume il valore di una disciplina fondata sull’osservazione, sulla precisione e sulla continuità tra generazioni. La bottega diventa così il luogo nel quale la memoria non viene semplicemente raccontata, ma prende forma attraverso il gesto della mano.
Cinabro Carrettieri e la tutela di una cultura visiva
Cofondatore della bottega Cinabro Carrettieri di Ragusa Ibla, Rotella si dedica al restauro e alla realizzazione di opere legate alla tradizione decorativa dell’Isola. La profonda conoscenza dei suoi codici iconografici e il rigore della tecnica lo hanno condotto a collaborare con importanti realtà internazionali della moda e del design, tra cui Dolce & Gabbana e Smeg, contribuendo a trasferire l’immaginario del carretto siciliano all’interno di nuovi contesti espressivi. Parallelamente, attraverso laboratori e incontri, porta avanti un’attività di divulgazione orientata alla salvaguardia di saperi che rischierebbero di essere ridotti a semplice folclore se privati della loro complessità storica e culturale.
Oltre la decorazione, verso una ricerca autonoma
Accanto all’attività di maestro decoratore, Rotella sviluppa una produzione pittorica autonoma nella quale la tradizione viene decodificata e riscritta. La cultura mediterranea incontra l’alchimia, lo gnosticismo, la filosofia e la psicologia del profondo, dando origine a composizioni popolate da figure archetipiche, maschere, animali simbolici e antiche iconografie. Gli elementi provenienti dalla pittura popolare perdono la loro funzione puramente ornamentale e diventano strumenti attraverso cui indagare l’identità, il conflitto interiore e la persistenza del mito nella società contemporanea.
Le opere bifacciali e la necessità di cambiare prospettiva
Uno degli aspetti più riconoscibili della sua ricerca recente è rappresentato dalle opere bifacciali, concepite non come superfici dotate di un fronte principale e di un retro secondario, ma come oggetti nei quali convivono due linguaggi autonomi e complementari. Da un lato appare la pittura vibrante ispirata al carretto siciliano, attraversata da colori intensi, simboli augurali, motivi floreali e immagini legate all’abbondanza. Dall’altro emerge una superficie più inquieta, costruita mediante strappi, collage, pittura e frammenti visivi provenienti dalla produzione seriale e dalle immagini generate attraverso l’intelligenza artificiale.
Il décollage come gesto di trasformazione
Nel lato più concettuale delle opere Rotella recupera idealmente la pratica del décollage resa celebre da Mimmo Rotella, reinterpretandola attraverso una sensibilità legata alla materia e alla tradizione artigianale. Stampe economiche, immagini artificiali e frammenti privi di una storia fisica vengono strappati, sovrapposti e sottoposti all’intervento diretto dell’artista. La mano interrompe la riproducibilità, modifica l’immagine e le restituisce unicità. Il décollage non diventa quindi un semplice riferimento storico, ma uno strumento attraverso cui interrogare l’eccesso visivo del presente e la progressiva perdita di valore dell’immagine.
La serie dei Peccati Capitali
Nella serie dedicata ai Peccati Capitali, Damiano Rotella costruisce un confronto serrato tra memoria collettiva e inquietudini contemporanee. Ira, avarizia, lussuria, superbia e invidia non vengono rappresentate come categorie morali appartenenti a un passato distante, ma come energie ancora attive, amplificate dal consumo, dalla competizione sociale, dal desiderio di apparire e dalla ricerca di potere. La chiarezza narrativa tipica dell’arte popolare siciliana viene mantenuta, ma si carica di ambiguità, ironia e tensione, trasformando ogni opera in una riflessione sulla natura umana.
Due lati per ogni peccato
Nelle opere della serie il fronte e il retro sviluppano interpretazioni differenti dello stesso tema. Sul lato legato alla pittura del carretto compaiono paladini, decorazioni floreali, elementi solari ed emblemi costruiti attraverso colori accesi e linee ritmiche. Sul lato opposto la narrazione diventa più oscura e frammentata: le immagini generate con l’ausilio dell’intelligenza artificiale vengono alterate mediante collage, strappi e interventi materici. Ogni superficie corregge, contraddice o approfondisce l’altra, impedendo allo spettatore di affidarsi a una lettura unica e immediata.
L’intelligenza artificiale come materiale, non come autrice
Rotella non utilizza l’intelligenza artificiale per delegare la creazione dell’opera, ma per produrre una materia visiva da sottoporre a giudizio e trasformazione. Le immagini digitali, generate senza esperienza diretta e prive di una memoria personale, vengono riportate alla concretezza della tela attraverso il gesto manuale. L’artista le interrompe, le lacera e le ricompone, riaffermando il valore della scelta, della responsabilità e della sensibilità umana. Il confronto non assume quindi la forma di una semplice opposizione tra uomo e macchina: ciò che viene messo in discussione è la differenza tra generare un’immagine e attribuirle un significato.
La foglia oro e la seduzione dell’apparenza
All’interno dei Peccati Capitali, la foglia oro assume un ruolo simbolico determinante. La sua preziosità richiama la decorazione tradizionale e conferisce alle superfici un’apparenza quasi sacrale, ma entra in cortocircuito con la natura dei soggetti rappresentati. Il peccato viene rivestito di luce, bellezza e prestigio, come accade in una società che spesso trasforma l’ambizione, l’eccesso e il desiderio di possesso in segni di successo. L’oro non si limita quindi a impreziosire l’opera: rende visibile la capacità dell’apparenza di mascherare ciò che preferiremmo non riconoscere.
Lo spettatore diventa parte dell’opera
La struttura bifacciale obbliga chi osserva a muoversi, a cambiare posizione e a compiere una scelta. Alcune opere sono concepite per essere inizialmente esposte mostrando il lato più frammentato e nascondendo la pittura tradizionale. Spetta allo spettatore superare la prima superficie e voltare fisicamente il quadro per scoprire ciò che era rimasto celato. Questo gesto trasforma la visione in un atto consapevole: guardare non significa più ricevere passivamente un’immagine, ma accettare la possibilità che ogni verità possieda un altro lato.
Tra arte e artigianato non esiste una frattura
Il lavoro di Damiano Rotella si colloca sul confine tra arte e artigianato, conservazione e sperimentazione, cultura popolare e linguaggio concettuale. Nella sua ricerca questi territori non vengono contrapposti, perché la precisione del mestiere alimenta la libertà dell’artista e la memoria diventa la condizione da cui può nascere l’innovazione. La pittura del carretto siciliano non è utilizzata come una citazione nostalgica, ma come un sistema visivo ancora capace di confrontarsi con la tecnologia, con la produzione seriale e con le contraddizioni della contemporaneità.
La tradizione resta viva quando continua a porre domande
Damiano Piero Rotella dimostra che custodire una tradizione non significa sottrarla al tempo, ma permetterle di attraversarlo. Nelle sue opere la Sicilia non appare come un’immagine immobile, bensì come una cultura capace di accogliere il dubbio, il conflitto e la trasformazione. I colori del carretto, i simboli arcaici, gli strappi del décollage e le immagini artificiali diventano parti di un unico linguaggio, attraverso il quale il passato continua a interrogare l’uomo contemporaneo. È proprio in questa tensione tra memoria e cambiamento che la sua ricerca trova la propria autenticità.
Il Casino delle Muse accoglie Damiano Piero Rotella tra gli artisti della Galleria, presentando una ricerca nella quale la conoscenza della tradizione siciliana incontra le domande più urgenti del presente. Scoprire le sue opere significa attraversarne entrambi i lati, osservare ciò che appare e avere il coraggio di cercare ciò che resta nascosto.


