Paola Masala
Esistono ricerche artistiche nelle quali la materia non rappresenta soltanto il mezzo attraverso cui costruire un'immagine, ma diventa il luogo stesso della memoria. È in questa dimensione che si sviluppa il lavoro di Paola Masala, artista contemporanea nata a Genova nel 1977, il cui linguaggio nasce dall'incontro tra una lunga esperienza nel restauro conservativo e una personale indagine sulle possibilità espressive della carta, del pigmento e della luce.

Le sue opere, realizzate attraverso stratificazioni di carta calcografica e pigmenti da restauro, restituiscono superfici nelle quali il colore sembra affiorare lentamente, come una traccia depositata dal tempo. Un processo che trova particolare espressione nelle Sedimentazioni e nella serie SPERA, dedicata alla Sicilia e alla memoria della sua luce. La ricerca dell'artista entra oggi nel percorso espositivo e collezionistico del Casino delle Muse, galleria d'arte contemporanea a Palermo.
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La ricerca materica dell'artista prende forma in opere uniche nelle quali carta, pigmento e luce costruiscono superfici di particolare intensità espressiva.
Dalla formazione artistica al restauro delle superfici storiche
Paola Masala si diploma nel 2001 all'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. La sua formazione prosegue attraverso un'intensa attività nel campo del restauro, esercitata per quindici anni presso un'impresa specializzata genovese e successivamente come professionista indipendente. Il confronto diretto con affreschi, intonaci e facciate storiche le permette di sviluppare una conoscenza approfondita dei materiali e dei processi attraverso i quali le superfici si trasformano nel corso del tempo.
Tra gli interventi significativi del suo percorso figurano il restauro degli affreschi di Bernardo Strozzi a Palazzo Nicolosio Lomellino, a Genova, e quello della Certosa di Palazzo Butera, a Bagheria. Quest'ultima esperienza, durata quasi un anno, assume un'importanza particolare anche per la successiva evoluzione della sua ricerca artistica, introducendo un rapporto diretto con il paesaggio luminoso e cromatico della Sicilia. Il restauro insegna a osservare ciò che normalmente sfugge allo sguardo: le variazioni di un intonaco, le tracce di colore sottostanti, le piccole fratture e le sovrapposizioni attraverso le quali una superficie rivela la propria storia. Per Masala, questa familiarità con la materia diventa progressivamente una forma di conoscenza e, successivamente, il fondamento di un linguaggio artistico autonomo.
Le Sedimentazioni: quando la carta diventa materia
Il passaggio dal restauro alla ricerca artistica non avviene attraverso l'abbandono delle conoscenze precedenti, ma mediante una loro trasformazione. Paola Masala trasferisce nella propria pratica la sensibilità maturata nell'osservazione delle superfici antiche, sviluppando un procedimento che unisce l'esperienza della calcografia e dell'acquerello alla lavorazione diretta della carta. Nascono così le Sedimentazioni, composizioni realizzate con carta calcografica Rosaspina, strappata e sovrapposta manualmente, successivamente lavorata con pigmenti utilizzati nel restauro. Ogni intervento modifica la superficie e contribuisce alla formazione di una struttura nella quale la materia assume un rilievo autonomo. La carta perde la funzione tradizionale di semplice supporto e diventa parte essenziale dell'immagine, costruendone la profondità e la consistenza. Il termine Sedimentazioni suggerisce un processo vicino a quello attraverso cui la natura deposita lentamente i propri strati. Nell'opera, tuttavia, questa analogia non si traduce in una riproduzione della roccia o del paesaggio geologico. Diventa piuttosto un principio compositivo: la superficie conserva la memoria delle sovrapposizioni, mentre il colore attraversa le irregolarità della carta e ne rende percepibile la struttura. La ricerca si colloca in un territorio di confine tra pittura e rilievo, dove l'immagine non viene definita attraverso il disegno di una forma riconoscibile, ma emerge dalla relazione tra materiali, gesti e luce. Ogni composizione richiede un'osservazione attenta, capace di cogliere le variazioni minime che distinguono una superficie dall'altra.
La luce come elemento della composizione
Uno degli aspetti più significativi del lavoro di Paola Masala riguarda il ruolo della luce. Nelle sue opere, l'illuminazione non si limita a rendere visibile il colore, ma interviene direttamente sulla percezione della materia. I margini della carta, le sovrapposizioni e i piccoli rilievi generano ombre che modificano l'aspetto della composizione secondo il punto di osservazione e l'incidenza luminosa.
Questa sensibilità deriva anche dalla pratica del restauro, nella quale la luce radente permette di individuare irregolarità, interventi e trasformazioni delle superfici. Trasferito nella ricerca artistica, lo stesso principio assume una funzione espressiva: ciò che appare uniforme a una prima osservazione rivela gradualmente profondità, variazioni e una complessa articolazione della materia.
Ne deriva un linguaggio che non ricerca effetti spettacolari, ma affida la propria intensità alla misura. L'artista lascia che la materia conservi le tracce del procedimento, senza cancellare le irregolarità che testimoniano la lavorazione manuale. L'opera si presenta così come il risultato di un tempo di costruzione, ma anche come una superficie capace di trasformarsi continuamente attraverso lo sguardo.
SPERA: la Sicilia tra memoria cromatica e paesaggio interiore
Il legame di Paola Masala con la Sicilia trova espressione nella serie SPERA, composta da otto opere ispirate agli elementi cromatici dell'isola. Il progetto nasce dal ricordo dell'esperienza vissuta a Bagheria durante il restauro della Certosa di Palazzo Butera, quando l'artista entra in contatto con una qualità della luce differente da quella della Liguria, caratterizzata da contrasti più netti e da una particolare intensità. Il titolo richiama l'espressione spera di sole, incontrata in una fiaba dello scrittore siciliano Luigi Capuana. L'immagine di un raggio che attraversa l'ombra diventa il riferimento poetico di un ciclo nel quale la luce agisce sulla materia, rivelandone rilievi e profondità. La Sicilia non viene rappresentata attraverso vedute riconoscibili, ma evocata mediante una selezione di colori capaci di restituirne l'identità naturale e culturale. Le otto opere portano titoli che richiamano altrettanti elementi dell'isola: Sciara, il nero della lava; Mari, il blu profondo del mare; Pala, il verde del fico d'India; Curaddu, il rosso del corallo; Tufu, l'ocra della pietra; Mènnula, il rosa del mandorlo in fiore; Rina, il colore della sabbia e delle corde consumate dal sole; Calcàra, il bianco della calce. Attraverso questi riferimenti, il colore assume una funzione che supera quella puramente visiva. Ogni tonalità richiama un materiale, un elemento naturale o una memoria del territorio, mentre la stratificazione della carta introduce una dimensione tattile e temporale. Le composizioni conservano la propria autonomia, ma possono essere accostate in dittici e trittici, costruendo relazioni cromatiche che ampliano il racconto della serie.
LE OPERE CONTEMPORANEE DEL CASINO DELLE MUSE
La ricerca di Paola Masala si inserisce in un percorso dedicato all'arte contemporanea, nel quale linguaggi, materiali e sensibilità differenti convivono.
Il valore del tempo e l'unicità dell'opera
La dimensione temporale attraversa l'intera ricerca di Paola Masala. Ogni composizione nasce da una successione di interventi manuali, nei quali la sovrapposizione dei materiali richiede attenzione e controllo. La lentezza del procedimento non costituisce soltanto una scelta tecnica, ma riflette un atteggiamento nei confronti della materia maturato attraverso il restauro: osservare prima di intervenire, rispettare le caratteristiche dei materiali e lasciare riconoscibile il lavoro compiuto. Questa impostazione attribuisce particolare importanza all'unicità dell'opera. Le Sedimentazioni non derivano dalla ripetizione meccanica di un modello, ma da processi individuali nei quali le variazioni della carta, del pigmento e del gesto determinano risultati differenti. Anche quando appartengono a una stessa serie, le composizioni mantengono una propria identità, legata alla specificità della superficie e alla relazione tra colore e rilievo. Il lavoro dell'artista invita così a considerare l'opera contemporanea non soltanto come un'immagine da osservare, ma come una presenza materiale con la quale stabilire una relazione nel tempo. La superficie conserva tracce che possono essere scoperte progressivamente, mentre le condizioni luminose dell'ambiente contribuiscono a rinnovarne la percezione.
Paola Masala al Casino delle Muse
L'ingresso di Paola Masala tra gli artisti del Casino delle Muse introduce nel percorso della galleria una ricerca nella quale la conoscenza dei materiali storici si trasforma in un linguaggio contemporaneo. La sua produzione offre una riflessione sul rapporto tra memoria e superficie, tra gesto artistico e trasformazione della materia, valorizzando una sensibilità che trova nel restauro la propria origine e nell'opera autonoma la sua espressione. La presenza della serie SPERA assume un significato particolare a Palermo, città nella quale il rapporto tra architettura, materia e luce costituisce una componente essenziale dell'esperienza visiva. Le otto composizioni dedicate alla Sicilia stabiliscono un dialogo con il territorio attraverso un linguaggio non descrittivo, affidando al colore e alla stratificazione il compito di restituire suggestioni e memorie. Paola Masala vive e lavora a Lavagna, in Liguria, dove ha sede il suo atelier Officina Cromatica. La sua ricerca prosegue nell'indagine delle possibilità espressive della carta e dei pigmenti, attraverso un procedimento che conserva il carattere manuale e irripetibile di ogni composizione.
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